Madonna della Neve, Cocconato

Inserimento ambientale
La chiesa della Madonna della Neve (anche detta della Pieve) è posta su un rilievo collinare tra Cocconato e Montiglio, a circa un chilometro ad est del paese. Il colle, oggi coltivato prevalentemente a vigneto, è situato tra la valle Versa e la valle di Marcellina, nella quale, a partire dall’Ottocento, avvennero numerosi ritrovamenti di materiali e reperti di epoca romana. L’importanza storica del sito è ribadita, in epoca medievale, dal passaggio di una strada che in parte ripercorreva il tracciato della strada romana tra Hasta Pompeia (Asti) e Industria (Monteu da Po).

Notizie storiche
La prima attestazione documentale dell’antica chiesa è del 1250 e testimonia la formazione della pieve di Cocconato (plebs Cochonati) appartenente alla diocesi di Vercelli. Nel 1474 passò alla diocesi di Casale, costituita in buona parte da pievi del Monferrato scorporate da quella di Vercelli. A partire dalla fine del Cinquecento, via via perse importanza e, seguendo una sorte comune ad altre pievi, decadde lasciando spazio alla parrocchiale sita alla sommità del paese, nelle vicinanze del castello. Alla fine del Seicento la chiesa, denominata Madonna della Neve, fu riedificata, nonostante il sito fosse stato spogliato per reimpiegare i materiali nella costruzione della chiesa parrocchiale. Le caratteristiche della nuova costruzione, a una sola navata e due cappelle laterali, sono rilevabili da un disegno del catasto comunale del 1790, dal quale risulta tra l’altro che la strada Cocconato-Tuffo all’epoca passava a sud della chiesa. Nei secoli successivi, con lavori di profonda ristrutturazione, la chiesa assunse l’aspetto attuale, con la demolizione delle cappelle laterali e la costruzione di un piccolo campanile in mattoni (1832). Altri consistenti interventi di restauro all’interno dell’edificio furono eseguiti nel 1989; nel 2017 vennero portati a termine dei consolidamenti strutturali per fermare lo scivolamento del terreno argilloso su cui sorge la chiesa.

Descrizione
Molte informazioni sulla antica pieve derivano dalle risultanze dello scavo archeologico eseguito, all’interno dell’edificio nel corso dei lavori di restauro e ristrutturazione del 1989. Numerosi rimaneggiamenti subiti dalla costruzione nel corso dei secoli ne hanno reso quasi del tutto invisibili le origini romaniche, che si sono rivelate solo grazie allo scavo, da cui è emerso che la chiesa originaria potrebbe risalire al X secolo. Furono infatti ritrovati elementi dalle caratteristiche tipologiche altomedievali, tra i quali rocchi di colonne e un capitello cubico, che è l’unico elemento decorativo presente attualmente nella chiesa e utilizzato come base dell’altare. Il capitello è decorato sui quattro lati, di cui tre chiaramente leggibili: ogni faccia è ricoperta da semplici motivi realizzati con marcato segno graffito (tondi a cerchi intrecciati, rosette, fasce a fogliette). La decorazione completa del capitello ed il ritrovamento, documentato dai rilievi, di una piccola abside semicircolare, possono far supporre che l’edificio fosse a tre navate, concluso da absidi, di cui quella ritrovata corrisponderebbe ad una navata laterale.
All’esterno del muro absidale romanico, ma all’interno del perimetro attuale del fabbricato, furono individuati i cavi di due tombe, a prova dell’esistenza di un cimitero sul terreno circostante.
La muratura portante è in mattoni e arenaria, completamente intonacata di recente. Le murature laterali dell’aula sono divise in due campiture da una lesena che confluisce in alto in una cornice piatta. La zona del presbiterio è più stretta e la copertura è più bassa rispetto a quella dell’aula; le coperture sono entrambe a due falde con coppi alla piemontese.
1. La facciata, del secolo XIX, è sormontata da un timpano che nasconde la copertura e da un basso campanile in mattoni sul lato destro. Presenta tre finestre, due ai lati della porta centrale e una al di sopra di questa.
2. L’interno risulta completamente riplasmato: dell’impianto seicentesco sono attualmente visibili le eleganti volte a botte con unghie sia nell’aula (zona ovest) sia nel presbiterio.
Durante i lavori conclusi nel 1989 fu ricostruito un tratto di volta crollato, per realizzare il vespaio fu eseguito lo scavo che ha portato alla luce parte delle fondazioni romaniche. Furono eliminati i tre altari in muratura intonacata e la cornice in stucco della pala dell’altare maggiore, gravemente danneggiata dalle infiltrazioni.
Del periodo romanico, come si è detto, si può vedere unicamente il capitello decorato a graffito che attualmente costituisce la base dell’altare.
Altri reperti provenienti dall’antica pieve sono visibili nel centro di Cocconato, in particolare nelle murature della chiesa parrocchiale e nel muraglione di sostegno a nord di questa, per cui sono stati reimpiegati blocchi squadrati di arenaria locale, ed anche un archivolto monolitico di monofora tipico delle absidi romaniche.

Curiosità
Nel 1800 nella torre medievale unica parte rimasta del castello dei Conti Radicati fu installata una stazione per il telegrafo ottico Chappe, voluto da Napoleone per collegare Parigi con Milano e Venezia. Tra Torino e Milano i siti più adatti vennero individuati nelle colline del Monferrato. Così dalla torretta di palazzo Madama a Torino i segnali erano trasmessi alla stazione di Superga e da questa ad Albugnano e quindi a Cocconato, distante in linea d’aria circa 6 Km. Il telegrafo ottico venne utilizzato per le comunicazioni fra Italia e Francia dal 1809 al 1814.